CulturaFuoriPorta. Bomarzo: il Parco dei Mostri

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Il Parco dei Mostri o Villa delle Meraviglie è uno degli splendidi giardini rinascimentali italiani. È così unico e particolare che le sue origini affondano nella leggenda. Si dice infatti che Pierfrancesco II Orsini, detto Vicino, signore di Bomarzo tra metà e fine ‘500, dopo aver abbandonato la carriera militare, si fosse circondato di una corte di intellettuali e maghi non cattolici con cui trascorreva le sue giornate tra il suo palazzo ed il Sacro Bosco, il sito dove poi sorgerà il parco. Il Papa, venuto a conoscenza di questo luogo ameno, decise di visitarlo. Vicino appresa la notizia si preoccupò molto poiché il Papa avrebbe scoperto il suo circolo di miscredenti, cosa che avrebbe potuto comprometterlo gravemente, poiché il periodo di cui si sta parlando è quello della Controriforma e dell’Inquisizione. I compagni rassicurarono tuttavia il loro Mecenate ed il giorno della tanto temuta visita il Papa si ritrovò in uno splendido giardino decorato da statue in pietra, che altri non erano che i membri del circolo che si erano trasformati.

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Quest’aria magica si respira ancora passeggiando per il parco, poiché le opere sono molto particolari ed innovative per la scultura cinquecentesca ed effettivamente i richiami esoterici non sono pochi visto gli interessi del signore di Bomarzo.

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In realtà il parco, che si staglia tra il magnifico centro medioevale di Bomarzo, la valle del Tevere ed i Monti Cimini, in provincia di Viterbo, fu progettato per volere di Vicino nel 1547 dall’architetto Pirro Ligorio, famoso per aver lavorato al complesso di San Pietro dopo la morte di Michelangelo. I lavori iniziarono dopo la morte di Giulia Farnese, moglie di Orsini, il quale si ritirò a vita privata e pensò ad un luogo dove “sfogare il core” e poter godere della bellezza dell’arte e della natura.

Così cominciarono ad essere scolpite le statue in peperino, pietra locale che aveva accompagnato la vita della zona fin dal principio, visto che questo materiale fu sfruttato fin dai tempi degli Etruschi per abitazioni, tombe e per la famosa Piramide Etrusca di Bomarzo, probabilmente un luogo sacro etrusco oggi visitabile, ubicato non lontano dal parco.

La particolarità del giardino è il perfetto connubio tra natura, scultura ed architettura visto che quando si entra si è come catapultati in un mondo magico dove da un momento all’altro sembra che le statue possano prendere vita. Come detto esse hanno un carattere esotico, con richiami all’esoterismo, all’alchimia, alla mitologia e spesso sono corredate da iscrizioni enigmatiche o moraleggianti, come fossero brevi composizioni poetiche o proverbi che sembrano riprendere topoi letterari antichi, medioevali e rinascimentali.

All’entrata vi sono le due Sfingi di tipo egizio che sono una sorta di guardiani e allo stesso tempo accolgono gli ospiti.

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Molti i richiami all’arte classica, come la Lotta tra Giganti, ovvero la mitica tenzone tra Ercole e Caco, il Proteo o Glauco, la Fontana di Pegaso, Cerere.

Ovviamente un’influenza fortissima è data dall’arte etrusca, come si può vedere nel Mausoleo, un frontone di tomba etrusca con decori molto somiglianti a quelli di una tomba di Sovana (Gr).

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Vi è poi tutta una serie di animali reali e fantastici portatori di forti simbolismi: la Tartaruga, la Balena, il Dragone, l’Elefante.

Vi sono infine opere architettoniche.

La più famosa è sicuramente la Casa Pendente, una struttura particolarissima costruita inclinata con i pavimenti degli ambienti interni con pendenza irregolare che causano spaesamento in chi vi entra.

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La seconda moglie di Pierfrancesco II, sempre una principessa Farnese, fu onorata proprio con una di queste opere architettoniche, il Tempio, un po’ isolato rispetto al percorso. Esso è una mescolanza di stili classici con cupola rinascimentale.

Vi è infine il Teatro, ovvero una piccola esedra che faceva da palco.

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Il pezzo più famoso di tutto il parco è sicuramente l’Orco, una camera scavata nel tufo che all’esterno è stata scolpita appunto a forma di faccia di un orco con la bocca spalancata. All’interno vi sono delle panche con un tavolo accessibili tramite scalini. La forma della stanza crea un effetto sonoro particolare se qualcuno parla, rendendo il suono spaventoso proprio come la voce di un mostro. Sul labbro dell’orco è scolpito “Ogni pensier vola”, che ben si accorda con la funzione del parco, che doveva essere un po’ come una villa d’ozio romana.

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Questa atmosfera magica affascinò molto Salvador Dalì, interessato a temi come il simbolismo e l’esoterismo. Grazie alla sua visita nel 1938 il parco fu riscoperto e risistemato dopo un periodo d’incuria e d’abbandono. L’assetto odierno non è infatti uguale a quello rinascimentale, ma è il frutto della ristrutturazione degli ultimi proprietari, i Bettini, iniziata nel 1954.

 

Benedetta Cosimi

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