Giorgio de Chirico. Gli enigmi della realtà in pittura

Giorgio de Chirico (Volo, 1888- Roma, 1978 è il principale esponente della pittura metafisica italiana. Dopo un breve periodo in Grecia, si formò tra Milano, Firenze e Monaco di Baviera, dove ebbe modo di conoscere il simbolismo tedesco attraverso l’opera di pittori come Arnold Böcklin e Max Klinger.

La metafisica è un movimento artistico in cui si usano gli strumenti tecnici tipici della pittura per rappresentare qualcosa che va al di là dell’esperienza sensoriale, lasciando spazio alla dimensione onirica dell’inconscio, dove anche i luoghi reali assumono la dimensione del sogno per via di una prospettiva distorta, di elementi apparentemente fuori luogo come statue e manichini e di colori innaturali.

Dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, de Chirico e suo fratello Alberto Savinio si trasferirono a Ferrara, città particolarmente fertile a livello culturale, dove ebbero modo di stringere amicizia con Carlo Carrà, Filippo de Pisis e Giorgio Rea. Qui i suoi primi dipinti metafisici vennero definiti enigmatici, proprio per le atmosfere rarefatte ed antichizzanti che esternavano.

Lavorò come illustratore per le riviste Il Meridiano d’Italia, Candido e Il Giornale d’Italia e si interessò anche di scenografia, scultura e grafica.

Nel 1924 e nel 1932 partecipò alla Biennale di Venezia e nel 1935 alla Quadriennale di Roma.

Nel 1936 e 1937 è vissuto a New York, collaborando anche con più importanti riviste di moda dell’epoca, Vogue e Harper’s Bazaar, e come decoratore di interni.

Lara Scanu

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