La sala XII della Pinacoteca vaticana: massima espressione dello stile seicentesco a Roma

L’idea della costituzione di una Pinacoteca vaticana, quale luogo di raccolta e di esposizione delle opere, nasce nel 1816 quando i soldati napoleonici avevano ricevuto l’ordine di restituire le opere sottratte durante le campagne napoleoniche, in seguito al trattato di Tolentino, firmato per sancire la pace tra lo Stato pontificio e la Francia, nel 1797. Era il 4 gennaio del 1816 quando Antonio Canova, nominato ispettore generale delle Belle Arti da Pio VII, fece rientrare a Roma parte delle opere conservate in Francia (circa 249 su 509 opere sottratte). Ancora al Canova venne affidato l’incarico, nel febbraio dello stesso anno, di riordinare in unico luogo le opere riottenute, per offrire al pubblico la possibilità di usufruirne liberamente. La prima sistemazione della pinacoteca risale al 1817 negli appartamenti Borgia, sistemati e ristrutturati da Vincenzo Camuccini e decorati con affreschi e decorazioni di Giuseppe Candida, sempre su commissione di Pio VII. Tuttavia, le opere vennero spostate più volte, nel corso del secolo, in diversi ambienti del palazzo Vaticano, passando dagli appartamenti di Gregorio XIII, ad una sala vicino alle carte geografiche, fino a Pio IX che decise di adibire un nuovo spazio alla pinacoteca, ovvero fece risistemare un magazzino al di sotto della biblioteca vaticana, risolvendo anche il problema dell’ingresso per i visitatori, fino a quel momento non perfettamente agevole. A Pio XI deve essere riconosciuto il completamento di questa lunga e travaglia vicenda che riguarda la pinacoteca, il quale affidò a Luca Beltrami la sistemazione definitiva della galleria, recuperando anche una parte dell’ottocentesco giardino quadrato, in luogo isolato e pieno di viali, ritenuto adatto alla conservazione e alla valorizzazione ottimale delle opere. L’inaugurazione si celebrò il 27 ottobre del 1932.

Attualmente, la pinacoteca vaticana è suddivisa in sedici sale, che rispettano un ordine cronologico, partendo dai Primitivi del XI-XII secolo, arrivando all’ultima sala dedicata a Wenzel Peter, artista austriaco che ha lavorato tra il XVIII e il XIV secolo.

Molto famosa e lodata è la dodicesima, quella detta del Caravaggio, data la presenza della celeberrima Deposizione, ed essa è dedicata alle opere di inizio XVII secolo. E’ interessante notare come la maggior parte delle opere qui esposte provengano da quel folto numero di capolavori recuperati da Canova in Francia, quindi bottino delle vittorie di Napoleone: le azioni di Napoleone e la volontà di sottrarre quanto di più bello appartenesse allo Stato Pontificio, è indice del gusto e della considerazione che si aveva di queste opere alla fine del XVIII secolo.

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La sala è caratterizzata da una particolare forma ottagonale, posta al centro di un corridoio che ospita, oltre a questa, altre sei sale, ed è fiancheggiata da quelle dedicate al Barocci (sala XI) e al Cortona (sala XIII). Qui sono espressi tutti i linguaggi di inizio Seicento, quando gli artisti stavano per essere travolti dall’ondata del barocco. Va sottolineato come convivano qui lo stile di Caravaggio, forse in uno dei massimi esempi di espressione come la Deposizione, insieme a quello di Andrea Sacchi, considerato un pittore elegante, raffinato e dal gusto classicista; ancora Guercino, qui rappresentato da alcune opere realizzate prematuramente, in cui non aveva ancora trovato il suo stile caratterizzante; infine La Madonna col bambino e i santi Tommaso e Gerolamo di Guido Reni, espressione dello stile più maturo dell’artista, rappresenta l’opera più tarda tra quelle esposte.

Sempre in questa sala è possibile confrontare anche le opere, praticamente coeve, di due artisti simili ma molto diversi tra di loro, quali Nicolas Poussin e Valentin de Boulogne: il primo è impegnato nel rappresentare il Martirio di sant’Erasmo e riprende elementi da artisti precedenti, come la posizione delle braccia sopra la testa e legate con una corda, simile a quella riscontrabile nella Punizione di Marsia di Tiziano.

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Valentin, ricevendo dal cardinale Francesco Barberini la commissione per un Martirio dei santi Processo e Martiniano, nel 1629, sceglie di adottate elementi simili a quelli del suo collega e compatriota: il risultato sono due opere dalla composizione e dalle soluzioni stilistiche molto simili. Tuttavia, mentre Poussin, dopo aver assimilato la lezione di Caravaggio, riesce a svincolarsi e ad acquisire un linguaggio molto più naturalistico, Valentin rimane ancora legato a quelle ricerche sul colore e l’anatomia che caratterizzarono lo stile caravaggesco.

 

 

Per approfondire…

Pinacoteca vaticana, presentazione di monsignor Ennio Francia, Fabbri, Milano 1969

Catalogo della pinacoteca vaticana, Città del Vaticano, Libreria editrice vaticana

Sgarbozza I., Alle origini della pinacoteca vaticana, in Bollettino, vol. XXV, Tipografia vaticana, Città del Vaticano 2006

 

 

 

Concetta Liberato

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