Alfons Mucha

Alfons Maria Mucha nacque il 24 luglio 1860 a Ivančice, in Moravia, già giovanissimo rivelò la propria vocazione artistica, che si manifestava nei suoi molteplici disegni della realtà intorno a lui, diventando in questo modo ricorrenti nella sua primissima produzione grafica.

Un impulso decisivo, in ogni caso, gli venne fornito dalla formazione religiosa che ricevette per iniziativa della madre. Il giovane Mucha, infatti, trascorse diversi anni alla chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine di Ivančice, dove era corista; fu proprio il suo talento nel canto a consentirgli, all’età di undici anni, di passare al coro della cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, nella città di Brno, dove compì anche gli studi secondari al ginnasio Slovanské. A Brno il giovane Alfons crebbe nell’ambiente patriottico che faceva capo al movimento di rinascita nazionale ceco, dal quale trasse l’amore per la civiltà morava e le sue tradizioni; anche l’ambiente ecclesiastico lasciò tracce profonde sulla sua fantasia.

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L’incendio divampato nel Ringtheater raffigurato da Carl Pippich

Nell’autunno del 1878, su consiglio di Josef Zelený, Mucha presentò la domanda d’iscrizione per l’Accademia di Belle Arti di Praga; non venendo ammesso, a soli diciannove anni si trasferì a Vienna dove lavorò per la compagnia Kautsky-Brioschi-Burghardt come pittore per scenografie teatrali.

Qui conobbe Hans Makart, e partecipò attivamente alla vita culturale intensa e vivace, animata dai musei, dalle sale concerti e soprattutto dagli spettacoli che si rappresentavano nei diversi teatri esistenti, che visitò assiduamente disponendo di ingressi gratuiti e illimitati fornitogli dalla compagnia teatrale.

Mucha rimase a Vienna per ben due anni. Il violento incendio divampato dell’8 dicembre 1881 nel Ringtheater uccise almeno 449 persone e devastò totalmente la struttura. In seguito a questa tragedia, la compagnia Kautsky-Brioschi-Burghardt si ritrovò a fronteggiare una profonda crisi, che portò Mucha ad esser licenziato per motivi di riorganizzazione aziendale.

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Disegno di Mucha realizzato da David Ossipovitch Widhopff nel 1897

Si trasferì, così, a Mikulov, cittadina morava al confine con l’Austria, dove si affermò come ritrattista. Qui lavorò alacremente, e la qualità delle sue opere catturò l’attenzione del conte Eduard Khuen-Belasi, che gli commissionò la decorazione dei suoi castelli a Emmahof, in Moravia, e nella città tirolese di Gandegg. Entusiasta della riuscita del lavoro di Mucha, Belasi ne divenne un generoso mecenate, rivestendo un ruolo decisivo per la sua fortuna. La libreria del Conte, infatti, era sterminata, e fu qui che Mucha poté divorare libri su importantissimi artisti; Belasi, inoltre, gli consentì di sviluppare le proprie inclinazioni artistiche, portandolo anche con sé in un viaggio di formazione in Italia.

Grazie all’autorevole influenza del Conte, nel settembre 1885 Mucha riuscì ad entrare nell’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera. Fra le diverse opere d’arte realizzate nel periodo a Monaco, oltre ai disegni pubblicati nella Palette (la rivista della «società Škréta», associazione segreta con finalità spiccatamente patriottiche, molto in voga all’epoca, fondata da Mucha e altri suoi colleghi universitari di nazionalità ceca), e la pala d’altare raffigurante i Santi Cirillo e Metodio.

Mucha si trasferì insieme all’amico Karel Vítězslav Mašek a Parigi per proseguire gli studi accademici all’Académie Julian. Parigi, oltre ad essere una città artisticamente cosmopolita (proprio in quegli anni era in costruzione la torre Eiffel, simbolo di modernità e progresso), ospitava una comunità boema assai compatta, che Mucha frequentò assiduamente; tra gli amici francesi di Mucha vi furono anche Paul Gauguin, Camille Claudel e Louis-Joseph-Raphaël Collin, il suo insegnante all’Académie Colarossi, dal quale trasse l’amore per l’arte giapponese.

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Autoritratto

La sussistenza dell’artista era ancora legata agli aiuti finanziari del Conte, che tuttavia cessarono inaspettatamente sul principio del 1889. Mucha per guadagnarsi da vivere si trovò a lavorare come illustratore per diverse riviste pubblicitarie; in questo modo arrivò ad acquistare gradualmente fama nel mondo artistico francese. Tra i primi a riconoscere il suo talento vi fu Henri Boullerier, direttore del settimanale Le Petit Français Illustré, del quale Mucha diventò l’illustratore regolare. La collaborazione con Boullerier gli procacciò un’altra importante commissione, stavolta proveniente da Charles Seignobos, che gli diede il compito di raffigurare l’opera Scènes et épisodes de l’histoire d’Allemagne. Si trattava di un incarico assai scottante, in quanto il popolo tedesco era da sempre stato molto bellicoso nei confronti della civiltà ceca e slava; malgrado ciò, Mucha riuscì ad imporsi e in questa commissione si può riconoscere il primo, inestimabile riconoscimento della sua arte.

Con il consolidamento della propria fama, Mucha raggiunse anche un notevole benessere economico. I suoi primi risparmi vennero spesi nell’acquisto di un armonium (è un tipo di organo costituito da una tastiera, manuale, e da due pedali per azionare i mantici per l’aria) e di una fotocamera, che utilizzò per fotografare sé stesso, gli amici (Gauguin, che viveva nel suo stesso palazzo, venne ritratto varie volte) ed eventi degni di nota.

Fu una persona, in particolare, a cambiare per sempre la vita di Mucha: si trattava dell’attrice Sarah Bernhardt, che effigiò nel 1894 in un poster pubblicitario per la commedia Gismonda; la finezza del disegno convinse la «divina Sarah» a stipulare con Mucha un contratto della durata di sei anni (dal 1895 al 1900), durante i quali egli disegnò manifesti, scenografie teatrali, costumi e gioielli, lavorando occasionalmente anche come consulente artistico.Gismonda fu prontamente seguita da altri sei manifesti teatrali, da considerarsi parte di un ciclo compiuto: La Dame aux Camèlias(1896), Lorenzaccio (1896), La Samaritaine (1897), Mèdèe (1898), Hamlet (1899) e Tosca (1899).

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Gismonda

La grande fama ormai acquistata con i poster per la Bernhardt gli procurò nel 1896 anche un contratto con il litografo Ferdinand Champenois, grazie al quale conseguì una certa solidità economica che gli consentì di trasferirsi in un’elegante dimora di rue du Val-de-Grâce. La lungimirante strategia di promozione concertata da Champenois, tra l’altro, non tardò a procurare a Mucha nuovi e prestigiosi incarichi.

Nella primavera del 1899 Mucha ricevette una commissione assai complessa dal governo austro-ungarico, che lo incaricò della decorazione del padiglione della Bosnia ed Erzegovina per l’imminente Exposition universelle. All’Esposizione, l’artista fu presente anche con disegni, opere di grafica ornamentale, bozzetti e monili studiati per Georges Fouquet. Fouquet era un rinomato orefice francese che affidò all’artista anche la decorazione interna ed esterna del proprio negozio di gioielli di rue Royale, a Parigi; ne risultò uno stravagante scrigno che, per il suo stile fresco, innovativo, quasi teatrale, è considerato una delle espressioni più significative dell’arredamento Art Nouveau.

ella primavera del 1904 Mucha si imbarcò sul transatlantico La Lorraine, diretto a New York, negli Stati Uniti. Era suo desiderio, infatti, allontanarsi dalla Francia e dalla fama per cercare di inseguire i suoi ideali artistici. Quando sbarcò a New York, Mucha venne accolto come una celebrità mondiale dal popolo americano, che ebbe già modo di conoscere e apprezzare i suoi poster in occasione delle tournée di Bernhardt negli Stati Uniti. Ivi rimase solo tre mesi; tuttavia, Mucha tra il 1905 e il 1910 fece ritorno in America ben quattro volte. Grazie all’attività di ritrattista svolta in America Mucha accumulò una cospicua somma di denaro, sufficiente per finanziare l’esecuzione di un ciclo di dipinti patriottici, la cosiddetta Epopea slava, progetto che stava accarezzando già da tempo. Intanto, insegnò a New York, Chicago e Filadelfia, e decorò gli interni del nuovo German Theater con una serie di dipinti allegorici, idea che riscosse molti plausi da parte del pubblico e della critica.

Nel frattempo, il progetto dell’Epopea slava stava iniziando gradualmente a prendere forma, anche grazie agli aiuti finanziari del ricco imprenditore americano Charles Richard Crane, che sottoscrisse l’impeto patriottico di Mucha e le sue intenzioni di «realizzare qualcosa di veramente bello, non per la critica, bensì per il miglioramento dell’animo slavo». Mucha si dedicò con totale dedizione all’Epopea slava a partire dal 1911. Il ciclo comprendeva ben venti dipinti di grandissime dimensioni atti a ricoprire l’intero panorama delle vicende storiche dei popoli slavi; per eseguire queste tele gigantesche l’artista affittò uno studio e un appartamento nel castello Zbiroh, nella Boemia occidentale.

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Mucha al lavoro per l’Epopea slava

Le venti tele dell’Epopea slava furono finalmente pronte nel 1928, e nello stesso anno furono donate alla città di Praga, così da celebrare il decimo anniversario della proclamazione della repubblica cecoslovacca. Il ciclo suscitò aspre polemiche da parte della critica, che accusò Mucha di essere portatore di un nazionalismo che non aveva più senso dopo l’indipendenza della Cecoslovacchia nel 1918.

Temendo lo scoppio di una nuova guerra, Mucha si lanciò in un nuovo progetto: la creazione di un trittico raffigurante L’età della ragione, L’età dell’amore, L’età della saggezza, così da celebrare il senso di unità e di pace nel genere umano. Quest’opera, tuttavia, non vide mai la luce, a causa del declino fisico sempre più avanzante.

A causa del suo ruggente spirito patriottico, Mucha fu prontamente arrestato dalla Gestapo e sottoposto a interrogatorio: non venne imprigionato, ma sia la sua salute che il suo spirito erano ormai a pezzi.

Alfons Mucha, infine, morì a Praga il 14 luglio 1939, stroncato da un’infezione polmonare; grandissimo il concorso di folla ai funerali, che terminarono con la deposizione della salma nel cimitero Vyšehrad, dove è tuttora sepolto.

Per approfondire…
Mucha Foundation

Serena Blasi

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