Un altare per la Pace. L’Ara Pacis Augustae tra antichità e innovazione

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Nel cuore di Roma, a due passi dal Tevere, sorge un interessante complesso monumentale moderno, un museo che racchiude e conserva una delle più importanti e conosciute opere della storia e dell’arte antica: l’Ara Pacis.
Il museo dell’Ara Pacis sorge presso il Lungotevere in Augusta, nel rione Campo Marzio, che corrisponde all’omonima zona di epoca epoca romana che si trovava fuori il circuito murario antico.

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Qui sorgevano diversi monumenti di cui l’Ara Pacis costituisce uno splendido esempio, memoria storica e artistica di uno dei periodi più importanti della storia romana.
L’edificio che la ospita, si presenta agli occhi del visitatore nella forma che l’architetto statunitense Richard Meier gli diede nel 2006, una struttura apparentemente moderna, con ampie vetrate e blocchi di travertino, lontana dalla tipica immagine del museo – palazzo storico cui siamo abituati e inserita in una cornice scenografica così tipicamente “papalina” da suscitare pareri contrastanti ancora oggi.


Ma è il suo contenuto ad essere il vero capolavoro, l’Ara Pacis, l’altare di marmo bianco illuminato dalla luce naturale che filtra dalle grandi vetrate del museo, imponente e maestoso, che ci proietta nel passato pur nella nostra contemporaneità.

“Quando tornai a Roma dalla Gallia e dalla Spagna, sotto il consolato di Tiberio Nerone e Publio Quintilio, portate felicemente a termine le imprese in quelle province, il Senato decretò che si dovesse consacrare un’ara alla Pace augustea nel Campo Marzio e ordinò che in essa i magistrati, i sacerdoti e le vergini vestali celebrassero ogni anno un sacrificio”.

Così l’imperatore Augusto ci racconta, con le sue stesse parole (Res Gestae, II), dell’occasione in cui venne votato il monumento, l’Ara Pacis, ossia l’altare della Pace, realizzato in marmo bianco e la cui funzione doveva essere quella di celebrazione della pacificazione delle province ottenuta dallo stesso imperatore.
Il monumento venne decretato dal Senato nel 13 a.C. e inaugurato nel 9 a.C. e va precisato che pur ricostruito all’interno del complesso museale, questo non costituisce la sua collocazione originaria, che doveva essere piuttosto in corrispondenza del Palazzo Fiano-Peretti-Almagià, in prossimità di via del Corso, non distante da palazzo Montecitorio.

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L’altare consiste in un recinto di marmo di forma rettangolare (11,65 m x 10,62 m), con un podio e due ingressi sui lati lunghi e una rampa di accesso che conduceva all’altare vero e proprio dove il sacerdote celebrava il sacrificio. Quel che colpisce di questo monumento, è soprattutto la decorazione scultorea e un tempo dipinta, presente lungo i lati del recinto, che grazie alle moderne tecnologie, ha avuto la possibilità di rivivere agli occhi dei visitatori di tutto il mondo.

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Per maggiori informazioni sul museo e sul monumento: http://www.arapacis.it/

Per il tour virtuale: http://tourvirtuale.arapacis.it/ita/index.html

 

Ilaria Esposito

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