La Giada. Pietra della buona sorte

La giada è una pietra dalle origini molto antiche. Il suo nome proviene dallo spagnolo pedra de ijada, in cui “ijada” significa “fianchi”, probabilmente in connessione con il suo potere benefico sui lombi e sui reni. Già nell’America precolombiana questa pietra veniva lavorata per produrre oggetti e amuleti.

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Ai tempi della civiltà Maya e della Cina imperiale (così come ancora oggi), questa pietra rappresenta un simbolo di buona sorte, tanto da essere ancora presente in alcune zone l’abitudine di indossare sempre un gioiello di giada. Nell’antica Cina era considerata una pietra sacra, con il potere di impedire la corrosione e di scacciare gli spiriti maligni, motivo per cui veniva spesso utilizzata per la realizzazione delle urne funerarie. Oltre a queste proprietà, la letteratura orientale la menziona, insieme all’oro, come simbolo di ricchezza. La giada è inoltre legata alla filosofia e alle tradizioni della Cina imperiale, dove è da sempre associata al coraggio, alla saggezza, alla giustizia, alla carità e alla purezza.

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Con il nome giada si intendono due diversi minerali, la giadeite e la nefrite. La giadeite è una pietra dura e assai rara, la cui colorazione naturale può variare dal bianco, al verde intenso, al violaceo. La varietà più pregiata, dal colore verde smeraldo, è denominata giada imperiale. La nefrite possiede una durezza inferiore, un indice di rifrazione della luce più basso e una gamma di colore più limitata, dal verde al bianco. Oltre a questi due, esiste un terzo minerale, attualmente estraibile solo in Birmania, costituito da giadeite mista ad altri elementi e caratterizzato da una colorazione verde scuro venata di bianco.

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Il valore della giada è variabile in base alla sua purezza, alla sfumatura di colore, al taglio e alla lavorazione, raggiungendo anche delle quotazioni notevolmente elevate. Tuttavia, la giada è spesso oggetto di trattamenti finalizzati al miglioramento del suo aspetto estetico in seguito alla lavorazione scultorea: tra quelli più comuni vi è il rivestimento in cera, che rende la superficie più lucida, coprendo eventuali venature. Altri trattamenti meno consueti consistono nello sbiancamento o colorazione uniformare la cromia e rendere l’oggetto maggiormente appetibile sul mercato.

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La lavorazione della giada avviene in particolar modo nei paesi dell’Estremo Oriente. Questa pietra viene lavorata soprattutto per la realizzazione di monili, ma anche intagliata per la creazione di sculture dalle forme più svariate, molte delle quali si ispirano a soggetti sacri e religiosi. Per conservare a lungo gli oggetti realizzati in giada è importante evitare di esporli a fonti di calore o di pulirli con detergenti corrosivi o solventi chimici, oltre ad evitare qualsiasi urto o caduta, che potrebbero irreparabilmente compromettere l’oggetto, data la fragilità del materiale.

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Lara Scanu

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