Il Teatro d’Alibert: il cuore dell’arte di via Margutta

Il nome dell’edificio si deve alla personalità di Giacomo d’Alibert, diplomatico francese che, giunto a Roma nel 1656, si occupò di promuovere la realizzazione di spettacoli teatrali per i personaggi politici di spicco che la città eterna ospitava in quel momento.

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Di fatto, nonostante fosse riuscito a realizzare un campo di Pallacorda nera, ricordato anche negli Stati delle Anime della Parrocchia di San Lorenzo in Lucina, e progettasse di aprire, sempre nello stesso luogo avuto in dote dal matrimonio con Maria Vittoria Cenci, il teatro più grande di Roma, così come aveva già potuto fare con il teatro di Tordinona, non riuscì a vedere terminata la sua macchina per spettacoli.

Fu il figlio Antonio a vedere terminato il sogno del padre: la costruzione del Teatro d’Alibertdelle Dame fu dapprima affidata a Matteo Sassi (1716), poi a Francesco Galli Bibbiena (1720), che portò a termine la fabbrica dell’edificio. La platea riusciva a contenere 900 persone e vi erano sette ordini di palchi, ciascuno dei quali aveva 32 palchetti, il tutto coronato da un effetto acustico e scenografico assolutamente sperimentale per l’epoca.

Ben presto il teatro fu messo all’asta, a causa dei debiti contratti dal proprietario, ed acquisito nel 1725 dall’ordine Gerosolimitano di Malta, che, in società con alcuni nobili romani, vi realizzò degli appartamenti da affittare di cui sappiamo si dividevano i proventi, convertendo così un luogo principalmente destinato a scopi ludici anche in una macchina di profitto economico abitativo.

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Dapprima luogo di importanti rappresentazioni di melodrammi e pantomime, di balli in maschera e feste in onore di illustri personaggi di passaggio a Roma (memorabile la festa del 1804 in occasione della visita di Gioacchino Murat per la quale la scenografia fu realizzata da Luigi Valadier), nel XIX secolo iniziò il lento declino del repertorio del teatro, fino ad arrivare ad ospitare solo commedie dialettali e spettacoli circensi, e con esso anche il declino della struttura stessa.

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Venduto al principe Alessandro Torlonia, fu l’architetto Nicola Carnevali che, a partire dal 1847, iniziò a ristrutturare lo stabile, mantenendo tuttavia la struttura originaria: ampliò il numero dei palchi e inserì nuovi ingressi tra cui un cavalcavia (realizzato più tardi rispetto al resto dei lavori a causa di controversie legali) dal quale si accedeva immediatamente alla biglietteria e al guardaroba.

Il 15 febbraio 1863 il teatro fu distrutto da un importante incendio doloso. Ciò che rimaneva dell’edificio fu messo all’asta dal principe Torlonia: l’aggiudicazione in favore di Baldassarre Pescanti diede luogo nel 1872 al progetto dello Stabilimento di Bagni con annesso Albergo Alibert dell’architetto Galanti.

Luogo da sempre amato dagli artisti, l’albergo ebbe ospiti illustri come Franz Liszt e il Caffè, ancora di proprietà del principe Torlonia, fu sede dell’Associazione Artistica Internazionale e, successivamente, continuò ad essere un importante luogo di ritrovo per gli artisti di Roma, dove si organizzavano mostre e feste.

Lo stabile diverrà poi sede dell’Istituto De Merode e l’edificio ad angolo di via Margutta sede di antiquari, case d’asta e argentieri, oltre a continuare ad ospitare l’albergo dove, nel cortile storico, si conservano sue cipressi piantati in occasione di due importanti morti, quella di Napoleone nel 1821 e quella di Pio VII nel 1823.

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Per approfondire:

Francesca Di Castro, Via Margutta. Cinquecento anni di storia e d’arte, Roma, 2006

Lara Scanu

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