Ritratto di Pio VII, Raffaele Castellini

Raffaele Castellini, primi anni del XIX secolo, cm. 22 x 15,5.

Placca rettangolare in micromosaico, recante la firma dell’autore e raffigurante papa Pio VII, Barnaba Niccolò Maria Luigi Chiaramonti. La cornice, in bronzo dorato, è sormontata da una cimasa recante lo stemma papale e della famiglia Chiaramonti.

Papa Pio VII (Cesena 1742 – Roma 1823), venne eletto nel 1800, ricordato per aver restaurato l’influenza della Chiesa in Francia con un Concordato nel 1801, aver incoronato Napoleone nel 1804, che non esitò a farlo arrestare, dopo aver posto fine al dominio papale nel 1809. Nel 1816 il papa, riformò l’amministrazione pontificia, accentrò il potere escludendo i laici dalle cariche e funzioni governative e attraverso concordati con diversi stati.

PIO-VII-dettaglio

L’autore dell’opera è Raffaele Castellini, artista romano nato nel 1791, figlio e nipote di due mosaicisti al servizio della fabbrica di San Pietro, rispettivamente Vincenzo e Antonio, che ebbero con ogni probabilità, una rilevante influenza su di lui.

Nel 1812 fu ammesso allo Studio del mosaico vaticano e negli anni dell’apprendistato, realizzò un quadretto rappresentante un’Allegoria del Silenzio e un Delfino circondato da acqua, per il cosiddetto Scudo di Achille, un tavolino, dono di Leone XII per Carlo X di Francia, conservato oggi nel Museo di Versailles.

Nel 1817 è impegnato, insieme a Raffaele Cocchi, nella realizzazione dell’Incredulità di San Tommaso, opera oggi conservata nella prima cappella a destra del transetto meridionale, tratto dal dipinto di V. Camuccini e iniziata nel 1806 dal padre e da Bartolomeo Tomberli, quest’ultimo divenuto guida insieme allo zio di Castellini, negli anni in cui Castellini e Cocchi, si trovarono ad operare.

Nel 1823 e 1824 lo vediamo occupato dapprima, nella resa in mosaico di una Sibilla del Domenichino, successivamente nel restauro del tondo dell’evangelista S. Luca, sul primo pilastro a sinistra della cupola vaticana.

La sua attività di restauratore è testimoniata dalle ricevute ritrovate, relative al ritiro di smalti negli anni 1825, 1826 e 1831 per tre quadretti rappresentanti le Baccanti, e nel 1833-1834 per restauri condotti nella cupola della cappella Gregoriana in S. Pietro.

Tra 1836 e 1837, è impegnato nel restauro dei mosaici della Basilica di S. Paolo e in collaborazione con R. Cocchi, G. Chibel e G. Volponi, restaura la Presentazione sulla facciata del Duomo di Orvieto.

Autore di un ritratto del pontefice regnante Gregorio XVI, lavorato in mosaico filato, nel 1841 portò a termine il mosaico tratto dal S. Giovanni Battista del Guercino, rimasto interrotto, a causa della morte del suo autore, il mosaicista Nicola De Vecchis, che lo aveva iniziato nel 1830.

Sono ancora una volta dei documenti, a testimoniarci la carica di professore ottenuta nello Studio del mosaico vaticano, e la realizzazione delle opere di questi anni, sia come autore singolo che in a più mani con altri mosaicisti dello Studio: si tratta di un déjeuner con Veduta di SGregorio al Celio, il restauro di un antico mosaico nelle grotte di S. Pietro, e dal 1860, la ricostituzione della Serie Cronologica dei Papi, nella Basilica di S. Paolo, opera alla quale stava lavorando quando morì a Roma 1864.

Ilaria Esposito

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