Il costume teatrale: una maschera collezionisticamente preziosa

I costumi teatrali, appositamente creati per la scena, vengono indossati dagli attori durante una specifica rappresentazione per la quale vengono appositamente realizzati. Il costume riveste una grande importanza nella storia del teatro e la sua evoluzione è strettamente legata a quella del teatro stesso.

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Già le antiche civiltà, in particolare quella greca e latina dove il teatro ricopriva un importante ruolo sociale oltre che intellettuale, come anche nel corso delle sacre rappresentazioni tipiche dell’età medievale, gli attori si servivano di particolari costumi durante le messe in scena, che servivano alla caratterizzazione di determinati personaggi all’interno della trama.

Negli spettacoli delle corti rinascimentali, il costume si impreziosì in quanto ad eleganza e varietà, per poter distinguere il musico dal cortigiano e dal comico. La nascita della Commedia dell’Arte segnò l’origine del personaggio-costume caratterizzante la maschera.

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Oggi, caduto in disuso l’utilizzo della maschera, è l’attore che deve dare spessore al personaggio interpretato, esprimendosi con la mimica facciale. Oggi il costume teatrale ha una duplice funzione: caratterizzare i personaggi al fine di riproporre l’epoca nella quale l’opera teatrale si svolge, ma anche, nel teatro sperimentale, evidenziare aspetti simbolici connessi ai personaggi o alle situazioni. Il costume ha anche l’utilità di facilitare l’identificazione del personaggio in scena.

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La riflessione sul costume oggi è molto diversa: per il teatro tradizionale si cerca di creare un effetto realistico, con il dispiego di laboratori e scuole che si occupano di effettuare accurate ricerche per ricostruire la moda dei secoli passati o per creare modelli che vi si ispirino, sebbene fino al XVIII secolo non rispondevano a criteri di realismo o di ricerca storica; venivano spesso usati abiti del tempo anche per raffigurare personaggi del passato. Soprattutto nel XVII secolo, specificatamente per la costumistica legata al teatro lirico e agli intermezzi, si favorì l’estetica piuttosto che l’aderenza storica: il costume perse il suo ruolo di sussidio all’opera teatrale per divenire sfoggio di raffinata e lussuosa bellezza. I cantanti lirici indossavano in scena vesti complicate da indossare e pesantissime, commissionate ad importanti artisti dell’epoca: la “camminata alla francese” non era un movimento di cui i virtuosi potevano vantarsi, quanto piuttosto un poco elegante modo per rendere più agevole gli spostamenti di scena.

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Se per il teatro di prosa, dove giocano un ruolo fondamentale scenografie e costumi, si mette in scena un testo letterario appositamente composto, che contiene le battute pronunciate dai personaggi, denominato libretto, per l’opera lirica i cantanti sono accompagnati da un complesso strumentale, per il quale il libretto viene accompagnato dalla partitura musicale. L’opera lirica si articola in vari “numeri musicali”, eseguiti da uno o più cantanti presenti sulla scena. Il successo di un’opera deriva, tuttavia, da un insieme di fattori: oltre alla qualità della musica, fondamentale è la drammaturgia del libretto e gli elementi che compongono il complesso meccanismo della messinscena, come la scenografia, i costumi, le scelte registiche e le coreografie, qualora siano presenti.

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Tornando alla storia del costume, è nel XVIII secolo l’attore francese Talma intraprese una ricerca filologica ed iconografica sui costumi teatrali che influenzò fortemente la storia del teatro, facendo volgere lo sguardo, in occasione degli allestimenti contemporanei, a quanto succedeva, sotto il profilo della storia del costume, nell’epoca in cui l’opera era stata prodotta.

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Nell’Ottocento si iniziò a rendere il costume sempre più aderente all’epoca in cui si svolgeva l’azione dell’opera. Dopo la seconda guerra mondiale, poco prima della metà del secolo, la realizzazione dei costumi venne affidata a laboratori specializzati che li realizzavano seguendo le indicazioni della regia. L’odierno legame tra mondo dello spettacolo e moda ha consentito la realizzazione di sinergie per la presentazione di spettacoli “in costume” con abiti di alta moda, in forte contrasto con quanto rappresentato in scena.

 

Lara Scanu

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