La relatività in Suspiria

Suspiria (1977), scritto da Daria Niccolodi e Dario Argento, narra la strana storia di una ragazza americana, Susy Bannon (Jessica Happer), in una accademia di danza a Friburgo, diretta da Madame Le Blance e Miss Tanner. Poco dopo l’arrivo di Susy, due studentesse Pat e Sonia sono brutalmente assassinate.

Dopo qualche giorno, il pianista cieco dell’accademia viene licenziato poiché il suo cane-guida azzanna il nipote di Madame Blance, purtroppo anche il pianista in una fredda sera muore sbranato dal suo cane dopo aver percepito una strana presenza.

Sarah, amica di Susy, comincia a capire gli strani avvenimenti che si verificano all’interno della scuola e viene assassinata. Susy, che la crede scomparsa, va alla sua ricerca scoprendo che la scuola in realtà è un covo di streghe, retto da Helena Markos, un’emigrata greca ritenuta da molti una strega che praticava la magia nera. Nel finale, Susy uccide la Markos ponendo fine al dominio della congrega delle streghe.

Il titolo del film si deve a Suspiria De Profundis (1845) scritto da Thomas de Quincey ed è proprio a quest’opera che Dario Argento si ispirerà per sviluppare la cosiddetta «trilogia delle tre madri»: Suspiria (1977), ambientato a Friburgo, Inferno (1980) a New York e La Terza Madre (2007) a Roma.

Simone Venturini in Horror italiano (2014) descrive con efficacia l’orrifico mondo di Suspiria: uno degli elementi di raccordo con la condizione post- moderna riguarda l’identità topologica dell’universo di Suspiria. Argento costruisce degli spazi mentali, organici, delle meta-architetture. La geografia e l’architettura di Suspiria rientrano appieno in questo modello. A partire da una matrice gotica, densa di suggestioni e citazioni figurative, architettoniche, cinematografiche, dichiarate o riscontrabili: art nouve, in particolare il Jugenstil tedesco e il Secessionismo austriaco, arte decò, le sperimentazioni fotografiche di Ernest Haas sul colore, l’espressionismo cinematografico, le fiabe della Disney ed Escher.

Il momento risolutivo dell’intreccio nel film corrisponde alla scoperta della dimora di Helena Markos. La protagonista Susy, dopo essere entrata di nascosto nello studio di Madame Le Blance, coglie il riflesso di un particolare inserito nella parete decorata alle sue spalle, ispirata alla Relatività di Escher: tre iris colorati che le ricordano le parole pronunciate all’inizio del film da Pat: «Il segreto. L’ho visto dietro la porta. Tre iris. Gira quello blu.». Susy riesce così ad accedere all’antro del covo delle streghe.

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Tutte le opere di Mauritis Cornelius Escher (1898- 1972) hanno un comune denominare matematico, precisamente tre grandi scoperte del Novecento che hanno influenzato anche la storia del pensiero generale: la relatività, la scoperta del moto perpetuo e la geometria frattale.

Nelle sue opere si avverte di quanto la vita sia fatta di una strana alchimia di forme e contenuti, di arte e scienza, di verità e finzione, di realtà e sogno, in cui si può testardamente seguire una per perdere l’altra, come accade nelle sue divisioni dei piani, in cui seguire la linea del nero vuol dire perdere quella bianca, oppure, senza seguire alcuna linea, si può assaporare una visione d’insieme.

Relatività (1953) di Escher è un ambiente dove si muovono e vivono personaggi simili e in cui una parete diventa un pavimento, una finestra una botola, le scale stesse cambiano verso, tutto a seconda di come vengono vissute.

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Relatività prende corpo da tre corrette visioni in prospettiva fuse tra loro e generate da tre punti di fuga posti al di fuori del disegno stesso, formanti i vertici di un ideale triangolo equilatero.

La litografia è quindi il risultato dell’intersezione di tre superfici terrestri, ciò determina l’impossibilità della convivenza tra le persone che giacciono sulle diverse superfici, poiché esse hanno un concetto differente di quello che è orizzontale e di quello che è verticale, senza che ciò peraltro impedisca loro di usare le stesse scale, di compiere lo stesso percorso: è tutta una questione di prospettiva riguardo a una stessa realtà.

Escher, però, ci fa intravedere una speranza: in alto a destra si nota una coppia che cammina abbracciata, esiste quindi la possibilità di ritrovarsi nel labirinto formato da diverse prospettive, di muoversi sullo stesso pavimento, di salire o scendere le stesse scale, perché è l’amore che fa ritrovare le strade perdute, è il punto d’incontro della realtà in comune.

 

Chiara Priori

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