Icona in micromosaico con san Demetrio

L’icona qui presente (19×15 cm) appartiene al genere dei micromosaici, o mosaici portatili, cioè icone devozionali a mosaico create con tessere minutissime applicate su tavola. Realizzata tra la prima metà dell’XI e la seconda metà del XII secolo a Bisanzio, odierna Istanbul, oggi si trova nel monastero di Santa Caterina nel Sinai, in Egitto.

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Monte Sinai, monastero di S. Caterina, icona a micromosaico di san Demetrio

L’icona è inserita in una tavola lignea incavata con due distinte cornici decorate in stili contrastanti; la cornice più interna è dipinta con una semplice fascia rossa ondulante con elementi stilizzati che potrebbero richiamare a delle foglie di palma, mentre la cornice più esterna, anch’essa dipinta, è molto più elaborata e raffigura una lussureggiante fascia vegetale a rilievo con grandi foglie di palma intrecciate con dei viticci.

L’icona raffigura san Demetrio, patrono di Tessalonica (odierna Salonicco) e identificato tramite iscrizione (Ο ΑΓΙΟ ΔΗΜΗΤΡΙΟ, “San Demetrio”), frontalmente e a mezzo busto nelle sue vesti di santo militare in abiti da battaglia. Il santo, con il suo tipico caschetto di capelli lisci, è raffigurato a mezzo busto e con indosso una clamide verde con pieghe definite in oro e una tunica rossa di cui si possono vedere le maniche che escono dall’elaborata armatura dorata; impugna nella mano destra una lancia, di cui è ben visibile la metà superiore fino alla punta che si staglia in diagonale di fronte al santo, mentre nella sinistra una spada di cui è visibile solamente il pomello dell’impugnatura.Le differenze di stile e di tecnica tra le due cornici suggeriscono che il bordo esterno sia stato fatto separatamente e aggiunto in un secondo momento. La sontuosa eleganza della decorazione esterna crea un contrasto evidente con lo stile più semplice dell’icona e del bordo interno e il suo stile è molto più simile alle decorazioni vegetali in legno del periodo Paleologo.

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Monte Sinai, monastero di S. Caterina, icona a micromosaico di san Demetrio (part.)

L’icona presenta molte crepe e parti mancanti sulla superficie: alcune intorno alla parte sottostante la cornice interna superiore, ma quella a cui mancavano più tessere era l’area in basso a sinistra relativa al braccio (tranne per una piccola parte vicina alla manica della tunica, dove vi si possono vedere ancora delle tessere in opposizione alla pittura) e alla mano destra, con anche parte della placca toracica dell’armatura del santo che poi è stata restaurata con cera e pittura. La data degli avvenuti restauri non si conosce né si hanno notizie riguardanti l’intervento, anche se è probabile siano stati realizzati su commissione del Monastero del Sinai.

La tecnica del micromosaico ha avuto il suo punto più alto nel periodo Paleologo (1261-1453) e ne sono sopravvissuti numerosi esempi tra il tardo XI e il XII secolo.

Lo stile di questa icona è Comneno, ma la sua datazione rimane controversa e varia tra la prima metà dell’XI e la seconda metà del XII secolo.

Nonostante la discordanza di pareri, la qualità lineare del disegno e il volto stretto e ovale del santo, con larghi occhi a mandorla, naso lungo e stretto e bocca piccola, sono tutti indicatori di uno stile del dodicesimo secolo. Inoltre, la sottile delineazione di gote rosee definite da zone rosa tonde ed ovali indicherebbe la data appartenente alla seconda metà del secolo, dato che questo dettaglio diventa più pronunciato nel tardo dodicesimo secolo e nei primi anni del tredicesimo secolo.

Nell’iconografia san Demetrio, a partire dal V secolo, viene sempre raffigurato giovane con clamide, tunica e tablion. Dal VII secolo, periodo delle minacce slave alla città, san Demetrio diviene il protettore di Tessalonica, non limitandosi più a proteggere la città da terremoti e carestie, ma impegnandosi a combattere personalmente i nemici che la minacciano. La sua iconografia subisce, così, una conversione militare: sveste gli abiti civili e indossa l’armatura, con la mano impugna la spada, oppure regge uno scudo e una lancia -in questo caso specifico il santo porta in pugno entrambe le armi ma non lo scudo-.

Per appprofondire…

Otto Demus , Two Palaeologan Mosaic Icons in the Dumbarton Oaks Collection in Dumbarton Oaks Papers, vol. 14 (1960), pp. 89-119.

Helen C. Evans, Byzantium: Faith and Power (1261–1557) (exhibition cat., New York, The Metropolitan Museum of Art, March 23–July 5, 2004), edited by H. C. Evans, New York 2004.

Italo Furlan, Le icone bizantine a mosaico, Milano 1979

James Hall, Dizionario dei soggetti e dei simboli nell’arte, Milano 2010.

Serena Blasi

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