
Forse il più significativo e internazionale artista del movimento dell’arte povera – così definito dal critico Germano Celant a partire dalla mostra dedicata a questo gruppo nel settembre del 1967 – è Jannis Kounellis, nato in Grecia nel 1936 e morto a Roma nel 2017.

La sua formazione avviene completamente in Italia, tra espressionismo astratto e informale, sotto la guida del romano Toti Scialoja, artista e poeta creatore di nonsense e di limerick dove vi è una vera compenetrazione tra testo e illustrazione e viceversa.

Proprio da queste due anime originarie e primordiali nasce uno dei temi più affascinanti della produzione di Kounellis, quello rappresentato dalle impronte di lettere e segni. Tali elementi, fondativi del linguaggio umano, caratterizzano le opere del maestro greco – naturalizzato italiano – negli anni tra il 1959 e il primo quinquennio dei Sessanta.

Con la volontà di superare l’informale, lo scopo di queste opere era quello di connettere la pratica pittorica con la complessità del mondo che ci circonda, le esigenze intime e private dell’individuo con i suoi ruoli sociali e quotidiani. Le opere prodotte in questi decenni dagli artisti operanti a Roma, spesso di formati significativi, si ispirano alle contemporanee campagne pubblicitarie, alle indicazioni stradali e all’arte americana degli anni Cinquanta.

Lara Scanu