
Il marmo, roccia preziosa e metamorfica, ha da sempre caratterizzato la produzione di opere ed oggetti di lusso. Il suo nome deriva dal greco antico antico μάρμαρον (mármaron) o μάρμαρος (mármaros), e significa “pietra splendente”.
Il massimo dello splendore per oggetti realizzati in questo materiale, oltre alle splendenti sculture in marmo bianco e alle componenti architettoniche in granito, cipollino e verde antico, solo per citare i più importanti e diffusi, vi sono i commessi e le litoteche, oggetti straordinari e per certi versi istruttivi.
Il commesso ha una storia tutta fiorentina ed è proprio nel capoluogo toscano, sotto il dominio dei Medici, che raggiunge il suo massimo splendore. Già nel Quattrocento vi erano fiorenti botteghe che praticavano questa nobilissima manifattura, perfezionata e regolamentata definitivamente nel 1588 grazie a Ferdinando I de’ Medici, che istituì la Galleria dei Lavori, oggi nota come Opificio delle Pietre Dure, con il fine di tutelare le produzioni per i Granduchi e di tramandare il metodo di lavoro. Così fu, dato che persino durante l’ottocentesco regno degli Asburgo-Lorena, l’arte del commesso venne praticata a livelli eccellenti.

La litoteca, invece, è un curioso strumento di conoscenza, si potrebbe quasi dire didattico. Si tratta di un oggetto di arredamento, realizzato in legno pregiato, all’interno del quale vengono inseriti i campioni di tutti i marmi, o per meglio dire i minerali, conosciuti o richiesti dal committente, ciascuno dei quali presenta la propria nomenclatura in corrispondenza della sua posizione. Il suo intento primario è, chiaramente, quello collezionistico, infatti la Collectio Marmorum, così come citata in alcuni documenti, fu un oggetto molto ambito da parte di nobili e, soprattutto, alti prelati in particolare a partire dal XVIII secolo. Rintracciare questi preziosi manufatti sul mercato dell’arte è abbastanza facile, ma sicuramente dispendioso. Se però se ne vuole ammirare un esemplare di notevole qualità ed eleganza si può arrivare a Ferrara, nel Museo di Palazzo Schifanoia, dove si conserva la Litoteca del Riminaldi, gioiello uscito dalle sapienti mani di una bottega romana del Settecento.






Lara Scanu