Micromosaico: un’arte perduta

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Tutti conosciamo l’arte del mosaico maggiore, quella che perlopiù si custodisce presso le grandi chiese paleocristiane, e si trova maggiormente concentrata nel grandioso centro della bizantinismo italiano che è Ravenna, o nei musei di arte antica, dove si trovano esposti i reperti decorativi delle lussuose ville romane.

In pochi sanno che a Roma, nel Cinquecento, il Vaticano aprì uno “Studio del Mosaico”, che aveva, ed ha ancora, il compito di sostituire le opere realizzate con la più deperibile pittura con copie perfettamente identiche realizzate a mosaico, e, ovviamente, mantenerle e restaurarle. La tecnica, che ha alla base delle minutissime tessere prevalentemente di smalto a base vetrosa, si affinò a tal punto da raggiungere livelli pittorici, con l’impercettibilità della trama musiva che, quanto più è raffinata, tanto più rende elegante il livello grafico e volumetrico dell’opera rappresentata. Un esempio delle abilità tecniche raggiunte è l’opera, oggi custodita presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Corsini, un Ritratto di Clemente XII Corsini e del cardinale Neri Maria realizzato da Pietro Paolo Cristofari nel quarto decennio del Settecento.

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Grazie alla nascita di questo istituto, in cortocircuito con la nascente moda del Grand Tour, a partire dalla fine del Settecento tutti coloro che intendevano riportare nella propria patria di provenienza un souvenir d’Italie si rivolgevano ai mosaicisti, che erano riusciti a specializzarsi al punto tale da realizzare minutissime opere da inserire all’interno di altri pregiati manufatti, come gioielli, tavoli, piccole scatole o scrigni: i soggetti erano tra i più vari, generalmente vedute di antichità o di grandi luoghi pubblici universali (ne sono un esempio le scatole sul cui coperchio è raffigurata, con questa tecnica, Piazza San Pietro, comprensiva di astanti che passeggiano davanti alla Basilica in abiti “alla moda” o i quadri raffiguranti vedute delle rovine del Foro Romano), che rappresentavano anche la voga pittorica di quel secolo (si pensi alla produzione vedutista di Gaspar van Wittel e di Canaletto, piuttosto che la corrente del rovinismo, il cui caposcuola è riconoscibile nella personalità di Giovan Battista Piranesi, piuttosto che la composizione di opere in mosaico minuto ispirate a quadri di Claude Lorrain o di Salvator Rosa). Oltre alle raffigurazioni di “vedute ricordo”, alcuni micromosaici di carattere ornamentale raffigurano delle nature morte o degli animali, molto spesso utilizzati come intarsi per gli arredamenti di lusso, come quadri da esporre alle pareti o come decorazione di monili di varia tipologia.

Per approfondire…

Alvar Gonzales Palacios, The art of mosaics: selections from the Gilbert Collection : Los Angeles County Museum of Art, 28 april-10 july 1977, catalogo della mostra, Los Angeles, County Museum of Art, 1977

Massimo Alfieri, Maria Grazia Branchetti, Domenico Petocchi, I mosaici minuti romani dei secoli XVIII e XIX, Roma, Abete-Petochi,1981

Roberto Grieco, Roman mosaic : l’arte del micromosaico tra ‘700 e ‘800 / di Roberto Grieco, Arianna Gambino, Novara, De Agostini Rizzoli arte & cultura, 2001

Chiara Bertaccini, Micromosaico : storia, tecnica, arte del mosaico minuto romano, Ravenna, Girasole, 2009

 

Lara Scanu

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